L'artista francese Cyril de Commarque, che vive e opera a Roma, è lieto di presentare il suo prossimo progetto Api-logo, con il supporto tecnico della Fao e in collaborazione con l’Orto Botanico e Sapienza Università di Roma (Progetto di Terza missione API-URBANE).
Il progetto vede la realizzazione di un'opera ibrida site-specific all’Orto Botanico che sarà svelata al pubblico lunedì 18 maggio 2026, in occasione della settimana dedicata al mondo delle api e della Giornata mondiale delle Api del 20 maggio.
Api-logo, neologismo che unisce api ed epilogo, si rivela una scultura monumentale, una presenza sospesa al tempo stesso fragile e potente, che verrà installata in modo permanente nel cuore dell'Orto Botanico.
Un progetto che invita a riflettere sui legami tra arte, ricerca scientifica e biodiversità, in particolare sul ruolo essenziale delle api selvatiche nell’equilibrio degli ecosistemi.
Il cuore di Api-logo risiede nella creazione di un nido in legno, scolpito in forme organiche e poi bruciato secondo la tecnica giapponese tradizionale dello shou sugi ban. Al centro, un habitat per api selvatiche, formato da una moltitudine di canne di bambù che offrono rifugio e continuità. Questo nucleo, invisibile e pulsante, trasforma la scultura in un luogo di rigenerazione, dove l'arte si fa gesto di riparazione e rinascita.
"Api-logo è un nido esploso in cui il fuoco sigilla nella materia il segno dell’Antropocene. Il cuore della scultura interroga la nostra capacità di coesistere con il vivente. Le arnie installate in parallelo, in collaborazione con la Sapienza e il Cnr, preparano un’installazione video che elabora una grammatica del linguaggio delle api." dichiara Cyril de Commarque.
L’Orto Botanico di Roma, afferente alla Sapienza, è uno dei principali giardini scientifici italiani, situato nel complesso storico di Villa Corsini, alle pendici del Gianicolo. Ospita collezioni botaniche di rilievo internazionale, con specie provenienti da diversi ecosistemi. Svolge attività di ricerca, conservazione e divulgazione, con particolare attenzione alla tutela della biodiversità vegetale e all’educazione ambientale. Attraverso collezioni specialistiche e iniziative aperte al pubblico, rappresenta un punto di riferimento per la valorizzazione del patrimonio naturale e per il dialogo tra scienza e società.
Gli impollinatori sono al centro degli ecosistemi resilienti e dei sistemi agroalimentari sostenibili. Oltre il 75% delle colture mondiali dipende, in qualche misura, dall’impollinazione, dalla frutta e verdura fino alla frutta secca, alle colture oleaginose e ai foraggi. La Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (Fao) è lieta di aver collaborato con il rinomato artista francese Cyril de Commarque e con l'Orto Botanico della Sapienza in occasione della Giornata Mondiale delle Api 2026. Il fulcro di questa collaborazione è Api-logo, un’importante installazione pubblica ideata per ospitare impollinatori selvatici e, allo stesso tempo, sensibilizzare i visitatori, traducendo le competenze scientifiche della Fao sull’impollinazione in un linguaggio visivo ed emotivo accessibile a tutti. Questa iniziativa rappresenta una dimostrazione dell’impegno condiviso dell'Orto Botanico e della Fao per la biodiversità e per sistemi agroalimentari resilienti e sostenibili, afferma Yurdi Yasmi, Direttore della Divisione produzione e protezione delle piante presso la sede centrale della Fao.
Cyril de Commarque sviluppa un percorso artistico articolato e interdisciplinare, profondamente legato al dialogo con la natura e nutrito fin dagli esordi da esperienze diverse tra teatro, musica e fotografia, che contribuiscono a costruire una pratica stratificata e aperta; durante un periodo a New York nei primi anni Novanta scopre il potenziale immersivo della performance sonora, mentre la fotografia rimane nel tempo il suo principale strumento di osservazione e riflessione sul mondo. Dopo un passaggio a Londra si stabilisce a Parigi, dove nel 2001 presenta la mostra Good Dragon, momento in cui emerge con chiarezza una sensibilità ecologica che pone la natura come interlocutrice centrale della sua ricerca; artista autodidatta, sviluppa nel tempo una pratica consapevole e politicamente impegnata, influenzata tanto dall’infanzia rurale quanto dall’esperienza delle grandi metropoli. Dalla fine degli anni Duemila il suo lavoro diventa più introspettivo e affronta temi come memoria, lutto e sradicamento, anche in relazione alla storia familiare della deportazione, come dimostra La Racine Perdue del 2008, mentre pittura, disegno e scrittura diventano strumenti per indagare il trauma transgenerazionale; negli anni successivi la sua produzione si muove tra terrore, utopia e speranza, dando forma a installazioni e sculture immersive e tecnicamente complesse come Migrants del 2013 e Fluxland del 2016, e si arricchisce attraverso collaborazioni con scienziati e specialisti, ampliando una ricerca che intreccia emozione e attivismo per interrogare le sfide ecologiche, politiche e culturali del presente.
